UN BICCHIERE ALLA MESCITA

IL VINO PER LA TAVOLA

LA BOTTIGLIA PER LE GRANDI OCCASIONI

CHAMPAGNE E SPUMANTI

LIQUORI E SPIRITI

DAL 1947


La storia

Da poco tempo è passata la grande tempesta, la guerra. Firenze si rianima e dà vita al suo miracolo, fatto da artigiani e commercianti che mettono anche quello che non hanno per aprire bottega.

E' il 1947 e Rodolfo Fantappié con l'aiuto del padre, Antonio, apre la sua fiaschetteria. "Puntine", il garzone, arriverà poco dopo.

VIA DE' SERRAGLI e l'Oltrarno sono come nel romanzo di Pratolini Le ragazze di San Frediano: un mondo di tanta e varia umanità, dove originalità e arguzia sono tratti connaturati.

Via dei Calzaioli

La strada è densa di botteghe di artigiani e di commerci di ogni genere: alimentari, forni, pollaioli, mercerie, mesticherie. Si paga spesso con il "libretto" dove si registrano le spese da saldare "a singhiozzo". Ci sono mestieri oggi scomparsi: il carboniaio, il roventinaio, il ghiacciaiolo, l'ammannitore, il lattoniere. Poche le auto, la moto è un lusso da ostentare con orgoglio.

E poi attenzione che passa il tram ("i'tramme"): i "gagà" scendono a salto e le verghe sulla strada sono trappole micidiali per quelli che vanno, e son tanti, in bicicletta.

Soprattutto, qui, lavoro e vita sono tutt'uno, nella giornata, in ogni esercizio ma, meglio - ripetiamo pure questa parola che è bella e tutto dice - in ogni bottega.

La FIASCHETTERIA è la vendita di vino nel contenitore che allora era il principe della tavola: il fiasco, per pranzo e cena delle famiglie, comprato al vinaio, un rito quotidiano. Ed è anche dove bere un bicchiere, alla mescita, che diventa poi chiacchierare, fare "triocco" con chi c'è. Si gioca anche a carte. Si immaginano mondi. Si moccola, si fuma.

Che i "bistrot" che l'avessimo anche noi? Nelle botteghe in città e nelle "canova" di campagna dove c'era non tutto ma di tutto un po', e anche da mangiare. O nelle fiaschetterie, dal "vinaio", nei piccoli ristori, versione povera del "caffè", dove si mangia un pò come a casa e quello che c'è: "oggi ceci", "venerdì baccalà". Di sicuro avevamo, senza saperlo, quello che oggi si chiama "street food", con il banchino del trippaio che faceva il panino col lampredotto (ancora in auge, per fortuna) e il botteghino del friggitore che faceva i coccoli.

Il figlio di Rodolfo, Luca, erediterà e la bottega e la passione del padre, che muore nel 1971 e lascia l'attività alla moglie Vittoria, donna gentilissima, e a Learco, fratello di Vittoria, grande banconiere, persona d'oro.

Nel frattempo c'è stato anche l'alluvione del '66 che crede di mettere in ginocchio Firenze, ma non ci riesce per l'orgoglio e la bravura di tutti i fiorentini. La fiaschetteria subisce gravi danni, ma riparte, ora, con arredi nuovi.

LUCA, però, ha sempre in mente come deve essere la sua bottega e nel 1985 restaura i vecchi arredi e ricostruisce con sensibilità e finezza tutto questo mondo: dal banco della mescita con il piano di marmo alle palchettature con i piani di cardoso. E con l'arredo più suggestivo che ora la fiaschetteria offre: l'infinita collezione di vini della produzione italiana, e i liquori, gli spiriti, con autentiche "chicche" da scoprire.

Di rimpetto alla casa dove nacque l'inventore del telefono, il nostro Antonio Meucci, la Fiaschetteria Fantappié è il cuore di un quartiere vissuto da artisti, musicisti, pittori dal nuovo artigianato dei disegnatori, dei decoratori, da professionisti e imprenditori, come quando Giovan Battista Giorgini, qui a due passi , nel Palazzo Torrigiani, lanciò la moda italiana nel mondo e inventò il made in Italy. Da viaggiatori che vengono per restare o per viverci una parte della loro vita, e fanno del vinaio la scuola dove imparare la nostra lingua nella sua espressione più vera, cosiccome avevamo fatto un tempo Lamartine, Hawthorne, la Barett-Browning, dai tanti turisti che cercano la qualità e che, insieme al "popolo" sanfredianino, sono il mondo della Fiaschetteria Fantappié.

da Luca, Filly, Alessia e Matteo